…i ragazzi sembrano a loro agio, non fanno che chiacchierare. Ma di che cosa parleranno mai? Si riferiscono a programmi che lui non ha mai visto, a canzoni che non ha mai ascoltato, a film usciti e scomparsi senza che lui se ne accorgesse. E’ come se nella vita quotidiana di suo figlio andasse in onda una trasmissione in codice con cui Li-Jin riesce a sintonizzarsi solo una volta all’anno, a Natale, quando gli dicono di andare ad acquistare la mercanzia in plastica a vivaci colori che accompagna quei misteriosi avvenimenti.
(Zadie Smith, "L’uomo autografo")
Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza
A Pyong Yang circolano i film sudcoreani e con i cellulari le notizie non conoscono più frontiere. Rotto l’isolamento dal resto del mondo, quanto durerà il regime?
Saranno i dvd a far cadere Kim.
…senza troppi clamori una delle società più isolate che esistano sul pianeta è diventata permeabile al flusso di informazioni che giungono dal mondo esterno. I nordcoreani guardano di nascosto film occidentali e illegalmente sintonizzano le loro radio su canali sudcoreani. Nelle zone vicine al confine i telefoni cellulari permettono a chi è fuggito di avere contatti con la famiglia rimasta al Nord. E la maggior parte delle informazioni sta facendo scoprire loro la grande distanza che esiste, in termini di benessere, con il Sud…
Nell’estate del 2002 Kim Jong Il ha approvato una serie di caute riforme economiche che hanno innescato un exploit mercantile. Il quale ha creato una nuova classe di commercianti -–in buona parte funzionari governativi – e fomentato la corruzione. Ne è anche nato un certo benessere riservato a pochi. Uno dei segni più visibili di questi cambiamenti sono i mercati pieni di merci provenienti dalla Cina e persino dalla Corea del Sud, portate dalla nuova prosperosa categoria degli affaristi transfrontalieri…
Dandong, città cinese di 700 mila abitanti, è diventata “la” finestra da cui il mondo esterno può osservare la Corea del Nord…Ogni mattina, cinquanta o sessanta camion nordcoreani passano la frontiera per tornare la sera pieni di prodotti d’importazione consentiti…
Tutti questi mutamenti rientrano nella politica di apertura col contagocce che Kim Jong Il sta sperimentando. Una politica rischiosa, ma necessaria, perché il commercio con la Cina non serve solo a far sopravvivere un’economia moribonda, ma anche a rafforzare i legami con un partner potente, che offre un contrappeso diplomatico disperatamente necessario nei rapporti con gli Stati uniti e il Giappone…
(C. Caryland e B.J. Lee sul supplemento D-La Repubblica delle Donne di Repubblica del 28/5/2005)
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Quello che ti colpisce, al punto da commuoverti, è la dignità di questo popolo. Due tentativi di genocidio, prima da parte dei giapponesi e poi dagli americani (che non soddisfatti dagli effetti devastanti delle bombe al napalm presero in considerazione l’idea di usare un paio di ordigni nucleari, per farla finita “con gli straccioni comunisti”) e sessant’anni di un regime che ha fatto della mobilitazione permanente e della propaganda ossessiva la sua ricetta di sopravvivenza, hanno segnato profondamente il popolo coreano…
Peccato che i solerti, a volte davvero fastidiosi, funzionari addetti alle cure degli stranieri che si avventurano da queste parti, giornalisti in testa, impediscano ogni contatto diretto con la popolazione. Peccato, perché ti piacerebbe poter parlare con questi giovani che per due giorni di seguito, accampandosi sul prato durante la notte, rifanno il manto stradale di un’arteria della capitale, cantando a squarciagola gli inni del regime accompagnati da un’orchestrina improvvisata. Ovviamente gratis. Poveracci, ti viene da pensare: non è giusto lavorare gratis. Per lo stato, poi. Figuriamoci. Poi, però, pensi alle 40 ore mensili di straordinari non pagati che i giapponesi regalano alle loro aziende, o a quelle che i cittadini sudcoreani regalavano felici al “caro padrone” Chung Mong-hun, fondatore dell’impero Hyundai…
Ti piacerebbe poter chiedere a questi poveracci…cosa li spinge, sotto un’acqua incessante, a mettercela tutta, davvero tutta, senza che vi sia ombra (a meno che non siano nascosti sugli alberi) di poliziotti, né di guardiani…Ma gli ordini, o forse una semplice routine che nessun funzionario pubblico, nordcoreano o guatemalteco che sia, ha mai avuto il coraggio di interrompere, sono tassativi. Niente contatti diretti con la popolazione…
(Pio D’Emilia sul Manifesto del 13/7/2005)
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L’impressione è che ormai ce l’abbiano davvero tutti, la spilla…il faccione suadente di Kim Il Sung, presidente “eterno” della repubblica democratica, oltre a tappezzare la città, e addobbare negozi, uffici e abitazioni private è saldamente appuntato sul petto dei suoi fedeli sudditi. E’ un onore riceverla, un dovere esibirla, un obbligo morale onorarla. Significa, insomma, essere tra gli eletti. E restarci fino alla morte (o all’arresto, se le cose si mettono male).
Anche se apparentemente simili, le spille sono di diversi materiali. Dalla latta al bronzo, dall’argento fino all’oro puro. Più una serie speciale, in oro bianco, realizzata a mano con dedica personale e numero di serie. A Dini, quando andò a riallacciare le relazioni diplomatiche, diedero quella d’oro. Ma al professor Giancarlo Elia Valori, che è un assiduo frequentatore nonché un amico di famiglia, già molti anni prima era stata offerta quella intarsiata a mano.
Il distintivo non viene dato a chiunque, solo ai quadri di partito, ai sudditi fedeli, ad artisti ed atleti, agli “ospiti”, anche stranieri, purché se lo siano meritato. Al nostro gruppo, che ha accompagnato il sottosegretario Margherita Boniver per una visita ufficiale, dopo 5 anni di incomprensibile letargo diplomatico, non è stata data…
(Pio D’Emilia sul Manifesto del 13/7/2005)
MC