gocce

…i ragazzi sembrano a loro agio, non fanno che chiacchierare. Ma di che cosa parleranno mai? Si riferiscono a programmi che lui non ha mai visto, a canzoni che non ha mai ascoltato, a film usciti e scomparsi senza che lui se ne accorgesse. E’ come se nella vita quotidiana di suo figlio andasse in onda una trasmissione in codice con cui Li-Jin riesce a sintonizzarsi solo una volta all’anno, a Natale, quando gli dicono di andare ad acquistare la mercanzia in plastica a vivaci colori che accompagna quei misteriosi avvenimenti.

(Zadie Smith, "L’uomo autografo")

Le Gocce sono scelte da Mariletta Caiazza

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Meno uguali
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“Lo straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale gode in materia civile degli stessi diritti riconosciuti al cittadino italiano”; ad esso “è riconosciuta parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani”. Così recita l’articolo 2 del testo unico Turco-Napolitano. Articolo non modificato dalla legge Bossi-Fini: e però ignorato, salvo rarissime eccezioni, nel pubblico impiego dove per partecipare ai concorsi ed essere assunti in ruolo si continua a richiedere la cittadinanza italiana o di un paese della Ue.

Il requisito, necessario anche per ruoli che non contemplano l’esercizio di poteri d’autorità (polizia, esercito, magistratura, funzioni di certificazione), discrimina palesemente gli immigrati extracomunitari e ciononostante è previsto dai regolamenti di comuni, province e regioni. Migliaia di immigrati lavorano come interinali, precari, soci di cooperative per gli enti locali o per le Asl. Sono però esclusi dai concorsi banditi dagli stessi enti per assumere personale a tempo indeterminato.

Il caso sollevato al comune di Brescia dai delegati del Sin.Cobas è esemplare. L’amministrazione comunale (giunta di centro sinistra) ha bandito un concorso per tre posti a tempo pieno e sei a part time in due case di riposo. Una dozzina di immigrate lavorano lì da anni e sono in regola con il permesso di soggiorno, ma non avendo la cittadinanza italiana non possono partecipare al concorso… “Lavoriamo gomito a gomito, facciamo gli stessi turni, non è giusto condannarle a un eterno precariato. Se sei un interinale in banca non ti fanno il mutuo, le ferie non le puoi accumulare. E’ così per tutti, per gli immigrati è peggio”…

Purtroppo si contano sulle dita di una mano gli enti pubblici che hanno modificato i loro regolamenti (provincia di Firenze) o si accingono a farlo (provincia di Trento, comune di Venezia). Una direttiva della regione Emilia-Romagna equipara i lavoratori immigrati a quelli italiani nelle assunzioni fatte per concorso. Se si aspetta che uno alla volta, e con comodo, gli enti locali correggano i loro regolamenti, passeranno anni. D’altra parte, i contenziosi giudiziari non sono una cosa semplice, soprattutto per gli immigrati. C’è una strada diversa? “Basterebbe una circolare dell’Aran o del ministero del welfare…”

…Dal 1986 ben tre leggi sull’immigrazione hanno promosso decreti attuativi per risolvere “al più presto” il problema del riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero. “Gli unici titoli a oggi disciplinati sono quelli per le professioni parasanitarie. E sono stati riconosciuti solo perché abbiamo bisogno d’infermieri come del pane”.

                                     (Manuela Cartosio su Il Manifesto del 29/2/2005)

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