Evocare l'ecologia è come parlare del suffragio universale e del riposo domenicale: in un primo tempo, tutti i borghesi e tutti i partigiani dell'ordine costituito vi dicono che volete la loro rovina, il trionfo dell'anarchia e dell'oscurantismo. Poi, in un secondo tempo, quando la forza delle cose e la pressione popolare diventano insostenibili, vi si accorda quel che si respingeva il giorno precedente e, fondamentalmente, non cambia nulla.
Sono numerosi coloro che, fra gli industriali, si rifiutano di tener conto delle esigenze ecologiche. Ma queste hanno già così tanti sostenitori capitalisti che la loro accettazione da parte delle potenze economiche sta diventando una possibilità concreta. Allora tanto vale, sin da ora, non giocare a nascondino: la battaglia ecologista non è un fine in sé, ma una tappa. Essa può creare delle difficoltà al capitalismo e obbligarlo a cambiare: ma quando, dopo aver a lungo resistito con la forza e con l'inganno, alla fine esso cederà poiché l'impasse ecologica sarà diventata ineluttabile, integrerà questa costrizione come ha integrato tutte le altre...
Finché si ragionerà all'interno di questa civiltà non egualitaria, la crescita apparirà alla massa delle persone come la promessa – per quanto completamente illusoria – che un giorno esse smetteranno di essere “sotto-privilegiate”, e la non-crescita apparirà come la loro condanna alla mediocrità senza speranza. Perciò non è tanto la crescita che bisogna combattere quanto la mistificazione che essa comporta, la dinamica dei bisogni crescenti e continuamente frustrati sulla quale essa riposa, la competizione a cui essa predispone incitando gli individui a voler innalzarsi, ciascuno, “al di sopra” degli altri. Il motto di questa società potrebbe essere: “Ciò che è bene per tutti non vale niente. Tu sarai rispettabile solo se hai 'meglio' degli altri”.
Ora, è l'inverso che bisogna affermare per rompere con l'ideologia della crescita: “E' degno di te solo ciò che è bene per tutti. Merita di essere prodotto solo ciò che non privilegia né umilia alcuno. Possiamo essere più felici con meno opulenza, perché in una società senza privilegi, non ci sono poveri”.
(Da uno scritto del 1974 del filosofo André Gorz, su Le Monde Diplomatique, apr.2010)
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Innovazioni e affari nel segno dell'ambiente.
Quando accosta i due termini “impresa” e “ambiente”, l'opinione pubblica è avvezza ad attendersi brutte notizie. Se avviciniamo “Bp” a “mare”, che cosa vi viene in mente?