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Bucchi, La Repubblica, 22 giugno 2010
 

Catastrofi, la lezione di Katrina


Arriveranno le navi di Obama e l'elemosina del mondo, qualche soldato in più per mantenere l'ordine e le ruspe per i morti, ma nulla cambierà nell'isola stupenda che fa pagare ai neri tutti i peccati dei bianchi...

    (Vittorio Zucconi su La Repubblica del 14/1/2010)

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Rebecca Solnit presenta una critica fulminante della società capitalistica esaminando cinque catastrofi: il terremoto e l'incendio di San Francisco nel 1906, l'esplosione di una nave munizioni nel porto di Halifax, nella Nuova Scozia, nel 1917, il terremoto di Città del Messico del 1985, l'11 settembre e l'uragano Katrina nel 2005. Il racconto di questi cinque eventi è così emozionante che il libro meriterebbe di essere letto solo per questo.

Ma a renderlo ancora più affascinante è la dimostrazione della Solnit che i disastri danno vita a piccole utopie temporanee, dove emerge il meglio della natura umana. Le vittime di una disgrazia inimmaginabile spesso non regrediscono alla crudeltà, ma si abbandonano all'altruismo. La Solnit spiega il fenomeno suggerendo che la vita quotidiana è “già una forma di disastro, dal quale il vero disastro ci libera”. La scrittrice sostiene che il capitalismo si fonda sulla penuria e richiede che tutti quanti competiamo tra di noi in modo spietato. L'energia mentale e spirituale che potremmo destinare al perfezionamento della società è invece incanalata nello sforzo di migliorare la vita individuale.
Perennemente concentrati su noi stessi, diventiamo annoiati, alienati, infelici. Il nostro stato naturale, sostiene la Solnit rifacendosi in parte all'anarchico Petr Kropotkin, è invece tribale e comunitario. Un disastro ci fa tornare a quello stato di grazia, ed è per questo che le persone ricordano l'esperienza con sorprendente gratitudine.
La Solnit parla delle autorità...In particolare, nel caso dell'uragano Katrina le autorità dipinsero le vittime come se fossero i cattivi. Ma il caos di cui si parlava semplicemente non c'era, e i presunti saccheggi spesso erano compiuti da persone che prendevano cose da mangiare, acqua e medicine di cui avevano bisogno.
E se anche qualcuno ha rubato qualcosa, la Solnit conclude con l'osservazione più puntuale mai sentita: “Chi se ne importa se degli elettrodomestici passano di mano senza essere stati venduti, quando cadaveri di bambini galleggiano nell'acqua sporca”.

    (Dan Baum, recensione del libro di Rebecca Solnit “Un paradiso all'inferno”, su Internazionale del 9/10/2009)

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Il governo americano è stato dichiarato colpevole di negligenza per l'uragano Katrina, una grande vittoria per le vittime della catastrofe abbattutasi su New Orleans il 29 agosto 2005...un tribunale ha condannato il governo a pagare, con un risarcimento di 719.698 dollari a cinque persone che hanno perso la casa o il negozio. Il giudice Stanwood Duvall ha concluso che lo US Army Corps of Engeneers, il genio civile, è responsabile di negligenza nella manutenzione e nella gestione del canale Mississippi River Gulf Outlet, costruito nel 1965 per collegare il porto di New Orleans al Golfo del Messico.
La sentenza potrebbe spalancare le porte a un'ondata di risarcimenti per le migliaia di vittime...
Il giudice ha accolto le tesi dell'accusa secondo cui la costruzione stessa del canale ha alterato l'equilibrio ecologico della zona e rimosso alcune barriere naturali contro le alluvioni, distruggendo alberi e permettendo l'infiltrazione di acqua salata nelle paludi, che ha eroso gli argini del canale, i quali hanno ceduto durante l'uragano. “Dal momento in cui il governo ha deciso di costruire il canale, è stato investito dall'obbligo di assicurare l'incolumità dell'ecosistema e di proteggere la popolazione e le proprietà”, ha scritto il giudice Duvall. “L'operato del Genio civile – prosegue la sentenza – è stato frutto di indifferenza, superficialità e miopia”...
...diversi testimoni, come il geologo Sherwood Gagliano, hanno affermato di avere avvisato il Genio dei potenziali rischi: “Lo sapevano già a metà degli anni '70, ma non hanno accolto le raccomandazioni suggerite”...

     (Daniela Roveda sul Sole-24 Ore del 20/11/2009)

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“Perché nessuno ci aiuta?”
Dopo quattro giorni i soccorsi sono ancora a singhiozzo. L'aeroporto in mano ai soldati americani, funziona adesso a pieno regime ma sono loro che decidono le priorità, e questo ha causato frizioni con brasiliani e francesi, dopo che a un cargo transalpino è stato negato il permesso di atterrare. Hanno precedenza gli aerei “ufficiali”...
Incompetenza che penalizza le Ong, i volontari che arrivano da ogni parte del mondo perfettamente equipaggiati e che vengono sottoposti a lunghissime attese, a inutili vessazioni, mentre tutto attorno decine di migliaia di persone implorano acqua e fasciature per anziani e bambini.
Ieri mattina è stata emblematica. Lungo la pista dell'aeroporto, con i marines schierati mitra in braccio, per ore sono arrivati solo cargo dell'Air Force. Aiuti? No, solo uomini dei servizi di sicurezza, poliziotti di Filadelfia con le uniformi blu, corpi speciali in mimetica. Tutto per attendere l'arrivo di Hillary Clinton...
Cresce la rabbia che genera la violenza.

    (Alberto Flores D'Arcais su La Repubblica del 17/1/2010)

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“Che fa Obama, il primo presidente nero degli Stati Uniti?” chiede davanti a una telecamera un giovane tra i disperati superstiti che si aggirano per l'inferno di Port-au-Prince...
...ha preso la decisione di inviare seimila marines, e subito dopo di aggiungerne altri diecimila...E, nel più perfetto stile presidenziale Usa, ha nominato responsabili della task force per Haiti due ex presidenti, Bill Clinton – protagonista delle sconfitte politiche dell'America nella gestione della crisi    haitiana dal 1994 in poi – e addirittura George W. Bush, che tutti ricordano come “grande esperto” di disastri naturali nel caso dell'uragano Katrina...
...stanno arrivando ad Haiti già le prime migliaia di militari. Quando servirebbero sedicimila medici e personale infermieristico, ingegneri, psicologi, panettieri e cuochi. Hanno invece tute mimetiche i marines, quelli delle guerre...Se ne arriveranno sedicimila, vorrà dire montagne di spedizioni solo per sostenere la vita dei soldati americani...
Esiste, purtroppo, una geopolitica dei disastri...E vale tuttora, con gli Stati Uniti che hanno deciso “un intervento militare contro il terremoto”: non è un paradosso, le cose stanno proprio così. Non sarà che tra un anno, quando della tragedia di Haiti si parlerà molto meno, avremo in più, insieme a decine di migliaia di fosse comuni, qualche base militare americana strategicamente posizionata ad Haiti – quasi fosse la 51 stella dell'unione – tra Venezuela e Cuba a ridosso di Guantanamo, e impegnata da subito a controllare la pericolosa immigrazione dei disperati in fuga dalle macerie del terremoto?

   (Tommaso Di Francesco sul Manifesto del 17/1/2010)


 Posted by admin · Jan 2010 -
 Categoria: Idee






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