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Bucchi, La Repubblica, 22 giugno 2010
  Non di solo PIL

In Bhutan sulla felicità non si scherza. Nel 1972 il re del piccolo stato himalaiano dichiarò che lo sviluppo del suo paese doveva essere misurato non solo in base a indicatori economici come il prodotto interno lordo (pil), ma anche in base alla felicità interna lorda (fil). Negli ultimi trent’anni in Bhutan sono cambiate molte cose, anche grazie all’invasione della cultura occidentale attraverso la televisione e, più di recente, internet. Ma il paese conserva ancora la sua insolita unità di misura del successo.
Nel suo rapporto annuale all’assemblea nazionale, il primo ministro parla di avanzamento verso i “quattro pilastri” del nuovo indicatore fil: “Promozione di uno sviluppo socioeconomico equo e sostenibile, salvaguardia e promozione dei valori culturali, conservazione dell’ambiente naturale e buon governo”.
Secondo molti psicologi ed economisti, il Bhutan potrebbe avere ragione. Dopotutto, gli indicatori economici come il prodotto nazionale lordo (pnl) e il pil hanno molti “punti deboli”. Non prendono in considerazione fattori come il volontariato, il valore delle vacanze e del tempo libero o la perdita delle risorse naturali a causa del degrado ambientale. Lo scorso febbraio più di trecento tra accademici, giornalisti e studenti entusiasti della fil si sono riuniti a Thimphu, la capitale bhutanese, per diffondere il loro messaggio.
Ruut Veenhoven, psicologo dell’università olandese di Erasmus, che ha partecipato alla conferenza di Thimphu, ha dedicato gran parte della sua carriera a studiare gli indicatori della soddisfazione della vita ed è convinto che prima o poi sostituiranno il pil.
…Anche Ed Diener, docente di psicologia all’università dell’Illinois di Urbana-Champaign, prende molto sul serio la felicità. Con il pioniere della psicologia positiva Martin Seligman, Diener ha pubblicato un articolo sul numero di luglio di Psychological Sciences in the Public Interest in cui sostiene che “il benessere dovrebbe diventare una priorità politica”…Come fanno notare gli autori, negli Stati Uniti il pil pro capite è triplicato dalla seconda guerra mondiale, eppure i tassi di soddisfazione della vita sono rimasti stazionari…

(Amos Esty, American Scientist, su “Internazionale” n.568/2004)

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Sono quasi trecento stasera al corso di Atilio Boròn, “Potere, Contropotere e antipotere”. Domani saranno ancora di più al seminario sulla “Felicità”, parte del corso “L’Arte di amare di Tomàs Abraham – il grande filosofo della scuola di Foucault e Althusser – uno dei must della Facultad Libre, l’università più fuori di testa del mondo. Aula sempre piena anche per il ciclo “Economia per i non economisti” tenuto da Arnaldo Bocco, direttore del Banco centrale, il Mario Draghi argentino. Spiega gli effetti dell’applicazione di certe teorie politico-economiche. Tipo quelle di Milton Friedman, l’uomo raccomandato da Henry Kissinger ad Augusto Pinochet nel Cile post-Allende; il padre appena scomparso di quel neoliberismo che, sponsorizzato dal Fondo monetario e dalla Banca mondiale, ha stritolato l’America Latina – soprattutto l’Argentina – negli anni Novanta e oltre. Morto Friedman, anche il suo neoliberismo, nel continente più diseguale del pianeta, non sta più molto bene. E, se si vuole individuare un luogo da dove cogliere la portata del cambiamento che sta contagiando l’America Latina dal Messico alla terra del Fuoco, bisogna venire a Rosario. E non perché al numero 480 di calle Entre Rios nacque il Che; sarebbe banale, come certe pose rivoluzionarie alla Hugo Chavez. No, Rosario è il Sudamerica che non t’aspetti, dove i sogni non nutrono solo i romanzieri, ma diventano sviluppo sociale, scuole, ospedali, parchi, teatri…Come è possibile che un’utopia come la Facultad Libre, un progetto che sembra uscito da una boite del maggio francese, che propone un sapere utile e non utilitaristico, destinato a produrre qualità della vita e non stock options, aperta a chiunque sappia leggere e scrivere dai 17 anni in su alla simbolica cifra di un euro al trimestre, sia diventata un modello studiato non solo nella regione, ma in Scandinavia, Canada e addirittura dagli economisti di Cambridge? “Non è una novità che la felicità dei popoli non si misura più con il Pil” mi risponde Fernando Peirone, tra i fondatori della Facultad… “L’educazione tradizionale non sa più rispondere alle domande fondamentali. Essere vivi non significa saper vivere…”
Don Chisciotte abita qui, dove non lo prendono più per squilibrato, ma è riverito come un notabile. Solo nel 2002 Rosario, oltre un milione di abitanti, al centro del Granaio argentino, era il simbolo della bancarotta e della tragedia. Il 55 per cento sotto la soglia della povertà, disoccupazione al 25-30 per cento. Fame, sequestri-lampo, ospedali senza antibiotici. Oggi la città, che ospita il peronista e un po’ mussoliniano monumento alla bandiera, sbandiera il miracolo argentino, il boom di un paese sull’onda di una crescita ininterrotta da cinquanta settimane. Rosario è stata addirittura riconosciuta dall’Onu come modello di sviluppo etico. E non solo perché povertà e disoccupazione sono state più che dimezzate. Ma perché, come la Facultad (che non poteva che nascere qui), fa una politica utile e non utilitaristica. “La democrazia da queste parti è ancora fragile, la priorità non è la crescita economica, ma la cultura democratica, la formazione umanistica di un nuovo cittadino” mi dice il sindaco, Miguel Lifschitz, a capo di un’amministrazione socialista che da 17 anni è un’isola nella conservatrice provincia di Santa Fe e nell’intero paese, dove la sinistra è monopolio del perdonismo progressista del presidente Nestor Kirchner. Una rivoluzione partecipativa cominciata nelle periferie, dove sei distretti hanno il potere di deliberare su ogni materia tutte le settimane…Si sono moltiplicati parchi, centri sportivi, ogni “barrio” ha la sua biblioteca e il suo presidio sanitario, gli spazi degradati sono diventati piazze…
“Superata la fase “lirica” di Porto Alegre, la città brasiliana simbolo della protesta al neoliberismo, Rosario è il laboratorio di una nuova fase, che io chiamerei del socialismo efficiente e umanistico” dice Hugo Quiroga, docente di teoria politica all’università di Rosario ed editorialista del Clarìn: “Certo, aiuta il fatto che da qui partono gran parte dei quaranta milioni di tonnellate di soia argentina” aggiunge Quiroga. E spiega che il volano della ripresa del paese è stata proprio l’impennata del prezzo della soia, dovuta alla crescente domanda cinese e indiana. “Ma la novità assoluta è che Rosario affronta con pragmatismo il problema culturale della disuguaglianza sociale”…

(Marzio G. Mian sul supplemento “Io donna” del Corsera del 2/12/2006)

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Uno studio recente ha messo in evidenza il divario crescente nei paesi balcanici tra i positivi risultati macroeconomici degli ultimi anni e la sfiducia della popolazione nelle riforme promosse dai governi e, più in generale, nelle istituzioni. “Si registra un vero e proprio crollo nelle aspettative per il futuro”, scrive il settimanale economico Kapital, osservando come chi dovrebbe sentire i vantaggi delle riforme si considera invece vittima delle stesse. In Bulgaria, uno dei paesi più lodati dall’Occidente per le sue coraggiose politiche economiche, solo il 20 per cento degli intervistati dice di aver tratto beneficio dalle riforme…

(Su “Internazionale” n.508/2003)

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La Lombardia, prima nel Pil, è solo decima nel Quars. Il Prodotto interno lordo misura la quantità di ricchezza, non mette a bilancio i beni comuni “fuori mercato” e le ricadute negative della crescita economica. I Quars (indicatori qualitativi dello sviluppo regionale) misurano invece il ben-vivere. Mettono nel conto sostenibilità, equità, solidarietà. Da quattro anni la Campagna “Sbilanciamoci” usa i Quars (7 macroindicatori composti a loro volta da 43 variabili) per classificare le regioni italiane. Risultato: la Lombardia…finisce in coda per impatto ambientale, un dato “atteso” essendo la regione dove più si produce, più si trasporta, più si consuma. La vera sorpresa sono i deludenti piazzamenti per sanità (settimo posto), istruzione (ottavo), pari opportunità (nono), diritti (undicesimo). La Lombardia, in sintesi, registra il massimo scarto tra Pil e Quars…

(Manuela Cartosio sul Manifesto del 14/7/2006)

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E’ fuori discussione l’indifferibilità di una diminuzione consistente dell’attuale dissennato impiego delle risorse…
Il problema di un’economia che non opprima gli esseri umani e non distrugga il pianeta non si risolve, però, nemmeno optando per la decrescita…bisogna cambiare totalmente quadro di riferimento. Dal predominio delle quantità occorre passare al paradigma della qualità…promuovere, non dentro ma a fianco di quella del mercato globale, un’altra economia basata sulla cooperazione invece che sulla competizione.

(Nino Lisi su “Carta” settimanale n. 44/2006)

MC

 Posted by admin · Jan 2007 -
 Categoria: Idee






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