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Su Altroconsumo, gennaio 2010
 

Tagli all'istruzione, la realtà dietro la menzogna del merito



Riforme. Una scuola senza la cartina geografica.


Qualche settimana fa, prima che il ministro Gelmini annunciasse audacemente di avere varato una riforma “epocale” della scuola (...) ha cominciato a circolare su Internet un appello lanciato dall'Associazione italiana insegnanti di geografia. I docenti di questa materia che in Italia, per motivi piuttosto oscuri, è sempre stata considerata di poca importanza (e questo in un mondo in cui i viaggi internazionali diventavano esperienza quasi quotidiana e il vicinato si affollava di persone provenienti dai cinque continenti), avevano saputo che nel progetto gelminiano le già scarse ore dedicate alla geografia nelle scuole superiori sarebbero state ulteriormente ridotte, fino ad essere in alcuni casi annullate...


Fare geografia a scuola – scrivevano nel loro appello gli insegnanti dell'Aiig – vuol dire formare cittadini consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo creativo e sostenibile, guardando al futuro”. E ancora: “I sottoscrittori di questo documento ritengono che privarsi degli strumenti di conoscenza propri della geografia, in una società sempre più globalizzata e quindi complessa, significa privare gli studenti di saperi assolutamente irrinunciabili per affrontare le sfide del mondo contemporaneo”...


Siamo molto preoccupati – aveva dichiarato nei giorni scorsi Gino De Vecchis, docente, geografo e presidente dell'Aiig – perché questa materia tocca temi cruciali: dai fenomeni migratori ai cambiamenti geopolitici, ai confini mutevoli, non solo politici, ma anche culturali, sociali, economici, fino allo sviluppo sostenibile e alle diversità culturali”. Che sia proprio questo il motivo per cui il ministro Gelmini non ha inserito la geografia fra quelli che la riforma definisce “saperi irrinunciabili”?


 


   (Maria Teresa Carbone sul Manifesto del 7/2/2010)


 


* * * * *


Aiuti internazionali per la fotocopiatrice.


Non è facile lavorare in un'università italiana. I finanziamenti diminuiscono ogni anno e la didattica ne risente.


.



..Negli ultimi sette anni le risorse per sostenere il normale insegnamento di una lingua – non sto parlando quindi di corsi aggiornati o particolarmente innovativi – sono diminuite costantemente. All'inizio ci raccomandavano di limitare il numero di fotocopie e l'uso di gessetti e pennarelli. Poi, l'amministrazione ha bloccato l'accesso libero alla fotocopiatrice e ci ha dato una scheda con cui potevamo fare un numero limitato di fotocopie. Per averne una nuova dovevamo presentare una richiesta corredata da data e firma.


Sono lettrice di cinese e faccio molti esercizi in laboratorio. Visto il boom di studenti degli ultimi anni, mi capitava di finire una scheda nel giro di una mattinata...Ho consultato i miei colleghi per trovare una soluzione. Alcuni, però, mi hanno dato dell'ingenua, dicendo che loro avevano smesso di fare certi tipi di esercizi ormai da tempo, dal momento che nessuno riconosceva il loro sudato lavoro...


Quest'anno ci sono stati nuovi tagli e le cose vanno sempre peggio: la ricarica della scheda è a pagamento. Questo mi manda fuori di testa: dovrei pagare per fare meglio il mio lavoro? Per un secondo ho desiderato che il numero dei miei studenti diminuisse drasticamente, ma mi sono subito sentita profondamente in colpa. E' come se il sistema universitario italiano ti spingesse alla schizofrenia. Ma molti miei colleghi sembrano non farci più caso, e devo guardare all'estero per trovare un briciolo di normalità.


Mia sorella insegna in un'università statunitense ed è contrattista come me, ma ha un ufficio e un computer tutti per lei. Non poteva credere ai miei racconti e si è offerta di spedirmi con un corriere espresso delle schede per fotocopie e della carta...I miei colleghi taiwanesi, che considerano la didattica una cosa quasi sacra, vorrebbero fare una colletta per comprarmi una fotocopiatrice...


Un taglio dopo l'altro, quello che si riduce a brandelli è la nostra etica professionale.


 


    (Chang Yafang su Internazionale del 15/1/2010)


 


* * * * * *


Busta paga più ricca per i prof di religione. Il ministero dell'Economia vara un provvedimento ad hoc. Ed è polemica: dimenticati gli altri precari.


...Fra 5 mesi, in poche parole, alcune migliaia di insegnanti di Religione si ritroveranno sullo stipendio aumento, che secondo le stime sindacali potrebbe arrivare a 220 euro lordi, ed arretrati: da mille a 2 mila euro...


A beneficiare del provvedimento saranno alcune migliaia di insegnanti...Se fossero soltanto 5 mila il giochetto costerebbe ai contribuenti 10 milioni di euro, più tutti gli arretrati. In tutto, i precari di Religione sono quasi 12 mila, più 14 mila docenti di Religione di ruolo. E la restante parte dei supplenti, oltre 100 mila? Nulla, anche se precari da dieci o vent'anni...


La querelle nasce dal fatto che per i prof di Religione, anche precari, una legge del 1980 prevede scatti biennali del 2,5 per cento...


 


    (Salvo Intravaia su La Repubblica del 17/1/2010)


 



 Posted by admin · Feb 2010 -
 Categoria: Idee


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