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Bucchi, La Repubblica, 22 giugno 2010
 

La legge per la morte degna in Andalusia



Si chiama Ley de Derechos y Garantías de la Dignidad de la Persona en el Proceso de la Muerte" ed è stata votata all'unanimità dai tre principali gruppi(popolari, socialisti ed Izquierda Unida) del Parlamento Andaluso, in Spagna. Sì, anche i Popolari alla fine l'hanno votata, nonostante le forti obiezioni della Chiesa. Obiezione in particolare ad alcuni articoli della legge: quello che dice che i medici devono astenersi dall'imporre cure ai pazienti che non le desiderino, quello che vieta l'accanimento terapeutico e quello che istituisce e regola i comitati etici negli ospedali. I Popolari chiedevano inizialmente che si potesse prevedere l'obiezione di coscienza, ma socialisti e comunisti non hanno ceduto. Alla fine i Popolari hanno votato contro questi tre articoli e a favore della legge nel suo complesso. 


 

“Una vita degna merita una morta degna. In questo senso va vista la legge” – ha detto Jesus Montero, consulente governativa sulla Sanità. “Quello che non condivido – ha detto Ana Corredera del Partito Popolare – è che il rispetto per le credenze e i valori non è stato inserito nel testo. Non capisco perché la possibilità dell’obiezione di coscienza dei professionisti non sia stata presa in considerazione”.



I popolari chiedevano anche regole per i comitati di bioetica. La legge – che si applica al pubblico e al provato -non parla di eutanasia e suicidio assistito, che dipendono dal codice penale spagnolo.


Opposte erano le richieste di IU, che chiedeva di regolare eutanasia e suicidio assistito. Ma questo - hanno spiegato i socialisti - non è possibile per lo stesso motivo: perché non esiste una legge statale sulla materia. 


La legge arriva dopo alcuni casi che - come in Italia - hanno posto all'opinione pubblica il problema di come rispondere a persone che vogliano interrompere cure che siano diventate intollerabili. .


Il caso più clamoroso fu quello di Inmaculada Echevarría, ricoverata in un ospedale di Grenada, attaccata ad un respiratore, affetta da distrofia muscolare progressiva, in condizioni simili a quelle di Piergiorgio Welby. Chiese pubblicamente di poterlo staccare, e ottenne il distacco del respiratore per decisione del governo locale andaluso. La differenza con l'Italia è che quel caso mobilito il legislatore, e la legge è arrivata. Anche in Italia il legislatore si è mobilitato: prima con un tentativo di decreto per impedire ai medici di rispettare la volontà di Eluana Englaro, attestata da sentenze di Tribunali. E poi scrivendo una legge che al contrario proibisce il distacco del respiratore artificiale e della idratazione, perché queste - per i nostri governanti - non sarebbero terapie ma "sostegni vitali". 


 


 Posted by admin · Mar 2010 -
 Categoria: Mondo






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