Il quotidiano statunitense New York Times scrive oggi che il Pentagono sta aumentando il numero di operazioni coperte in Medio Oriente, in Asia centrale, nel Corno d'Africa, inviando soldati per operazioni coperte preparate dal lavoro della Cia e di altre agenzie di spie. La conferma è venuta direttamente da esponenti del Pentagono, che hanno spiegato che ieri il capo del Comando Centrale Usa David Paetraeus ha firmato nel settembre scorso degli ordini finalizzati proprio ad aumentare le operazioni segrete nelle suddette regioni E' una conferma che l'Amministrazione Obama vuole mostrarsi attiva nel fronteggiare quelle che vengono considate minacce dirette agli Stati Uniti, ma non con operazioni militari sul larga scala - come furono le scelte di guerra di Bush. Rispetto all'epoca del Presidente Repubblicano però le operazioni segrete stanno viceversa aumentando.
Esponenti delle forze armate americane sarebbero operative in Iran, nello Yemen, in Siria, in Somalia, in Arabia Saudita. In alcuni casi questi militari lavorano insieme a forze locali per affrontare gruppi come Al Qaeda. In altri casi si tratterebbe di missioni non direttamente militari, che coinvolgono dunque uomini d'affari, accademici, esperti, consulenti, persino studenti.
Ovviamente le operazioni coperte sono per definizione illegali, e dunque chi vi partecipa non avrebbe neppure i benefici della Convenzione di Ginevra. Se scoperti, insomma, questi uomini sarebbero trattati da spie.
L'Iran per esempio ha più volte accusato americani, britannici e altri Paesi occidentali di inviare personale per fomentare rivolte tra i gruppi di minoranza etnica, o tra i dissidenti
Secondo il quotidiano americano operazioni di questo tipo sono in corso anche nelo Yemem, dove il Pentagono ha aumentato i fondi disponibili: da 67 milioni di dollari a 150. La finalità è il contrasto ad elementi qaedisti che sarebbero ancora in quel Paese. Altro PAese colpito da azioni Usa è la Somalia, per ragioni analoghe
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