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Su Altroconsumo, gennaio 2010 |
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Disabili, c'è sempre qualcosa di cui si può ancora privarli |
Il diritto allo studio va assicurato anche agli studenti disabili. Fa parte di un nucleo di garanzie non attaccabili neppure dalla discrezionalità del legislatore. Per queste ragioni la Corte Costituzionale, con la sentenza n.80, depositata ieri e scritta da Maria Saulle, ha dichiarato l'illegittimità delle norme della Finanziaria 2008 con le quali veniva fissato un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno. Identica bocciatura per l'esclusione della possibilità di assumere con contratto a tempo determinato i medesimi docenti in deroga al rapporto insegnanti-alunni, quando nelle classi sono presenti studenti con una disabilità grave... La Corte, nell'affrontare la questione, osserva innanzitutto che esistono varie forme di disabilità, gravi e meno gravi, ma per ognuna vanno individuati meccanismi di rimozione degli ostacoli. Sotto il profilo dell'istruzione, in particolare, il diritto dei disabili è oggetto di tutela sia nell'ordinamento internazionale sia in quello interno. Sul piano internazionale a fare da punto di riferimento, ricorda la Corte, è la recente Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 resa esecutiva in Italia con la legge n.18 del 2009. Sul piano nazionale, invece, il diritto all'istruzione dei disabili è garantito dalla legge n.104 del 1992 che lo qualifica come fondamentale.
(Giovanni Negri sul Sole-24 Ore del 27/2/2010)
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Trapianti ai disabili oppure no. E' polemica dopo l'articolo pubblicato da due nefrologi dell'Università Cattolica di Roma che si dice contrario ad una disposizione della Regione Veneto, secondo la quale le persone con ritardo mentale potrebbero essere escluse dalle liste trapianto. Fatto poi smentito dall'assessore alla Sanità del Veneto... Leggi...
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Posted by admin · Jul 2010 -
Categoria: Idee
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Il maquillage verde salverà forse il capitalismo, non il mondo |
Evocare l'ecologia è come parlare del suffragio universale e del riposo domenicale: in un primo tempo, tutti i borghesi e tutti i partigiani dell'ordine costituito vi dicono che volete la loro rovina, il trionfo dell'anarchia e dell'oscurantismo. Poi, in un secondo tempo, quando la forza delle cose e la pressione popolare diventano insostenibili, vi si accorda quel che si respingeva il giorno precedente e, fondamentalmente, non cambia nulla. Sono numerosi coloro che, fra gli industriali, si rifiutano di tener conto delle esigenze ecologiche. Ma queste hanno già così tanti sostenitori capitalisti che la loro accettazione da parte delle potenze economiche sta diventando una possibilità concreta. Allora tanto vale, sin da ora, non giocare a nascondino: la battaglia ecologista non è un fine in sé, ma una tappa. Essa può creare delle difficoltà al capitalismo e obbligarlo a cambiare: ma quando, dopo aver a lungo resistito con la forza e con l'inganno, alla fine esso cederà poiché l'impasse ecologica sarà diventata ineluttabile, integrerà questa costrizione come ha integrato tutte le altre... Finché si ragionerà all'interno di questa civiltà non egualitaria, la crescita apparirà alla massa delle persone come la promessa – per quanto completamente illusoria – che un giorno esse smetteranno di essere “sotto-privilegiate”, e la non-crescita apparirà come la loro condanna alla mediocrità senza speranza. Perciò non è tanto la crescita che bisogna combattere quanto la mistificazione che essa comporta, la dinamica dei bisogni crescenti e continuamente frustrati sulla quale essa riposa, la competizione a cui essa predispone incitando gli individui a voler innalzarsi, ciascuno, “al di sopra” degli altri. Il motto di questa società potrebbe essere: “Ciò che è bene per tutti non vale niente. Tu sarai rispettabile solo se hai 'meglio' degli altri”. Ora, è l'inverso che bisogna affermare per rompere con l'ideologia della crescita: “E' degno di te solo ciò che è bene per tutti. Merita di essere prodotto solo ciò che non privilegia né umilia alcuno. Possiamo essere più felici con meno opulenza, perché in una società senza privilegi, non ci sono poveri”. (Da uno scritto del 1974 del filosofo André Gorz, su Le Monde Diplomatique, apr.2010) * * * * * * Innovazioni e affari nel segno dell'ambiente. Quando accosta i due termini “impresa” e “ambiente”, l'opinione pubblica è avvezza ad attendersi brutte notizie. Se avviciniamo “Bp” a “mare”, che cosa vi viene in mente?
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Posted by admin · Jul 2010 -
Categoria: Idee
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L\'Aquila e il suo doppio |
Nuove saranno le case, magari bellissime, spaziose, ma la città non c'è: si è solo allargata la periferia...
La città è un bene comune...Se la città finisce di essere tale perché si pensa di migliorarla con una “new town”, non c'è ricostruzione possibile...perché la città è prima di ogni altra cosa storia e cultura, lavoro e natura di chi ci vive...
Gli esempi stranieri, anche quando si riferiscono a grandi metropoli, vanno in una direzione diversa, se non opposta. Negli ultimi cinquant'anni Los Angeles, Chicago, Tokyo si sono ricostruite su se stesse...
Con le new town non c'è nessuna ricostruzione, ma solo la costruzione di una città fatta solo di periferie. Il resto sono macerie.
(Pierluigi Cervellati su La Repubblica dell'8/4/2010)
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Fa venire le vertigini il confronto fra i due terremoti, quello fisico e quello mediatico, che come un disco rotto fa capolino negli interventi dei boiari di Silvio in tv...
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Posted by admin · Jul 2010 -
Categoria: Idee
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Riscoperta di abitudini antispreco ed effetto lipstick |
Ecco “Wine sharing”, il brindisi risparmioso. ...vino a metà con i vicini di tavolo...L'idea del “bottle sharing” (bottiglia condivisa), lanciata all'ultima edizione di Vinitaly, piace a molti... (Maria Egizia Fiaschetti sul Corriere della Sera-Roma del 17/4/2010) * * * * * * In un periodo di recessione economica, come quella che stiamo vivendo, la spesa delle famiglie è oculata. Spendere per comprarsi un vestito o un paio di scarpe è ritenuto superfluo. Allora o si sceglie la strada del “recupero” e per questo abbondano i negozi dell'usato di qualità, vintage, o si scoprono nuove forme di acquisto. I grandi marchi vendono i loro capi a prezzi d'occasione nei “temporary shop”, negozi monomarca o plurimarca che aprono nel centro delle città per un tempo limitato.
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Posted by admin · Jul 2010 -
Categoria: Idee
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Garantire l'umana vicinanza nell'infermità |
Le case per “cure altrove” restano senza sostegno. Le associazioni non dispongono di benefici fiscali. A rigor di legge sono “case per ferie”, ma vacanze lì non se ne fanno proprio. Appartengono a organizzazioni di volontariato o fondazioni, e sono nate nell'ambito dei servizi per quelle “cure altrove” che spesso restituiscono la vita a chi aveva perso la speranza. Danno accoglienza a bambini malati di tumore o cardiopatici, a persone ferite in guerre o che hanno malattie gravi e handicap in luoghi che non offrono possibilità di cura... i problemi sono tanti: il tempo delle cure, spesso di mesi o anche di anni, il dover affrontare una città o una nazione sconosciute, la burocrazia, la solitudine, la scuola persa, i soldi per i viaggi e per il soggiorno per la persona che assiste il paziente. Leggi...
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Posted by admin · Jul 2010 -
Categoria: Idee
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